
Luigi Recupero,consigliere comunale in Loggia,per il PdL,sul GdB di venerdì 22 Agosto scorso (Caso Georgia:un assordante silenzio) fa un parallelo molto fuori luogo tra il conflitto appena conclusosi in Georgia e l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Armata Rossa avvenuta il 20 e 21 Agosto di quarant’anni fa.Sarà stata la necessità del voler ricordar,a tutti i costi, la “Primavera di Praga” a spingere Recupero a costruire un tal raffronto che, per chi conosce fatti, misfatti,ed antefatti,non regge affatto. Gli avvenimenti in Ossezia del Sud sono tragici; migliaia di persone sono morte ed altrettante hanno perso casa, averi, parenti, amici ed ogni speranza in un futuro che si preannuncia sempre più immerso in funesti presagi. Come ha ben delineato un commentatore del calibro di Mickail Gorbaciov , ormai al di sopra delle parti, dotato di quel certo disincanto che proviene dalla integrale conoscenza di tutto l’ambiente caucasico, cavilli compresi, le radici di questa tragedia risalgono alla decisione, presa nel 1991 dai leaders della Georgia, di abolire l’autonomia concessa all’Ossezia del Sud,creando una situazione nuova ed esplosiva per l’intero territorio georgiano. Si cercò, allora, di imporre rinnovata volontà centralizzante, di vago sapore staliniano,dato che il DNA georgiano è di tal natura, sia in Ossezia che nell’Abkhazia dove i termini del contendere sono gli stessi. In tutti questi anni la forza di pace costituita da georgiani,russi ed osseti ha svolto fondamentale funzione di controllo del territorio, comunque, sempre sulla lama di un rasoio. Prima della crisi attuale era stato faticosamente raggiunto un sostanziale equilibrio a tre essendo comune, o almeno lo sembrava, l’idea che l’unico modo di risolvere i problemi fosse quello pacifico legato ad un confronto dialettico e costruttivo. Ciò che è accaduto la notte del 7 agosto scorso va oltre ogni comprensione. L’esercito georgiano ha attaccato,fulmineamente e senza preavviso,alla maniera hitleriana, la capitale dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali, con lanci multipli di razzi, progettati per devastare ampie zone del Paese e coordinatori di cavalleria motorizzata al galoppo; decisione, scellerata e proditoria, le cui tragiche conseguenze per migliaia di persone di nazionalità diversa sono ora ben visibili a tutti. La leadership georgiana ha potuto compiere questo atto solo perché percepiva il sostegno e l’incoraggiamento di una forza molto più potente,addetta a far da suggeritore e coprire le spalle. Qui mi fermo perché tutto ciò basta già per capire che la Primavera di Praga non c’entra niente con la Georgia. La Georgia ha cercato il braccio di ferro ricavandone un scorno proverbiale e meritato che ha messo in pericolo la sua stessa indipendenza; la Russia ne ha approfittato e ne vuol ricavar,a torto o a ragione, nuova posizione per il controllo della regione.Tutto qui. Oggi i pacifisti italiani ,che Recupero bacchetta da par suo,la cui professione era fortemente remunerativa sul piano politico,perse le ultime decisive battaglie elettorali, sono ridotti all’angolo e più che leccarsi le ferite, e tacere, non possono far altro.Che si può pretendere da loro? Sugli Stati Uniti,poi,e sul loro ruolo in tutta questo brutto affare, che dire? Niente che già non si sappia dopo aver seguito, per esempio, quanto delineato dallo stesso GdB esplicitamente o no sulle sue cronache internazionali. Ed ancora:cosa c’entri Famiglia Cristiana nel soliloquio di Luigi Recupero iniziato con la Georgia e finito nell’ansia del solito anticomunismo di maniera, non riusciamo proprio a capirlo. Si vuole togliere anche la scelta di criticare il Governo a chi intende esercitare questo diritto-dovere in piena autonomia e libertà di coscienza? Recupero conclude,infine, la sua nota criticando chi parla di nuovo fascismo ma,diciamo noi, essendo Egli politico in “servizio permanente effettivo” di area contigua alla vecchia Destra non avrebbe già dovuto porre tra i dati acquisiti l’impossibilità,nell’Italia attuale, travolta dal vizio di vivere senza doveri, dell’avvento di un nuovo “Fascismo tout court”; cioè quello di stampo nazional-popolar-mussoliniano,di altra epoca tramontata? E’ in itinere,semmai,e lo sillabiamo con forza,una sorta di “putinismo oligarchico” che si ricollega, spesso alle esercitazioni di “democratura ordinaria” in atto nella Mosca post-sovietica. Ed allora,a proposito dei carri armati russi in Georgia,presunti emuli di quelli di Praga, visto che il pacifismo ufficiale è morto e sotterrato, Luigi Recupero le sue rimostranze le faccia innanzitutto all’interno della propria formazione politica;quella del PdL di Silvio Berlusconi, affiatato partner di Putin in Europa. Ne ha facoltà. O sbaglio? (Luigi Cerritelli)

Il Luigi Recupero citato nell'articolo non è il meno noto Luigi Recupero di Catania, trattasì bensì di un consigliere comunale bresciano di tutt'altro orientamento politico rispetto al catanese.
RispondiEliminaIl Luigi Recupero siciliano, infatti è un militante radicale, tra l'altro,traduttore e curatore di un volumetto contenente un'antologia di opere dell'abbé Grégoire (1730-1831), dal titolo "Non uccidete il re", la cui lettura mi sento di consigliare al consigliere bresciano come cattolica palestra di laicità.
In merito alla questione dell'articolo, le cui critiche certamente condivido, mi viene da pensare alla persistenza - nei secoli ed attraverso diversi regimi - delle grandi linee della politica espansionista russa.
Luigi Recupero (Catania)