mercoledì 13 agosto 2008

I VALORI DELLA ITALIA DEI VALORI





Rosi Caprinetti nello stigmatizzare gli “eccessi verbali” della manifestazione di Piazza Navona promossa dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (lettera al GdB ; I valori... dell’Italia dei Valori; sabato 19.07.2008), cassa con la matita rossa il comportamento di “chi ha usato il ruolo di personaggio di spettacolo, lanciando strali villani, volgari e lesivi contro il Papa e il Presidente della Repubblica, non facendo altro che dimostrare come la loro «comicità» sia stata solo un pretesto per ferire chi sta al di sopra di loro e con loro non ha nulla da spartire”. Essendo stato presente alla manifestazione,quasi disperso in un mare di folla ordinata e tranquilla proveniente da tutta Italia,isole comprese, posso dire che è stata,quella dell’8 luglio,una giornata “alla camomilla” sul piano dell’ordine pubblico seppur condita da forti caratterizzazioni politiche,sul palco, per le quali,a parte alcune gratuità, non si fa fatica ad essere totalmente d’accordo. L’analisi iniziale di Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega, con il suo forte accenno al “neo - Putinismo” che già impera in Italia, è stata, poi, magistrale ed ha messo in risalto come la nostra Democrazia Parlamentare possa essere trasformata, se la Società Civile si imbosca e mette la testa sotto la sabbia, nel giro di pochi mesi, in una nuova “Democratura” accanto alle tante sorte ad Est alla caduta del Muro di Berlino. Mi spiego in un attimo: democratura è un termine composto da due pezzi di parole, democrazia e dittatura. Il cittadino ha l’impressione di essere in democrazia, ma nei fatti non decide nulla. È facile, infatti, proclamare la democrazia e introdurla nei documenti programmatici o costituzionalima ciò non basta per poter eliminare il retaggio di tendenze totalitarie, forme brutali di pressione e condizionamento, creando un ibrido che tiene insieme caratteristiche della dittatura e della democrazia; appunto una “democratura”.Il tutto,quindi, risulterebbe mescolanza di aspetti che si contraddicono nella forma e nel contenuto, dove verità e giustizia non riescono a coniugarsi,dando origine a ogni sorta di crisi e di conflitti.Cosa ci faceva tanta gente in piazza sotto il solleone? Semplice: testimoniava contro la nascente democratura di Silvio Berlusconi parallela a quella di Putin,in Russia.Era lì,questo popolo di gente comune, per valutare cosa ne pensava Antonio Di Pietro e sentire dalla sua viva voce come ci si poteva opporre; e la piazza non è rimasta delusa né da lui, né, ad esempio, da Ovada, né da Camilleri; personaggi questi ultimi che hanno delineato una Intellettualità che si oppone agli arbìtri proposti a mò di legge. L’intervento di Antonio Di Pietro,pur ultra polemico sul piano politico è stato,poi, di una correttezza esemplare verso i suoi ormai classici avversari politici ,scoperti e coperti; un Di Pietro che,pur padrone di casa, ha dato spazio alla variegata molteplicità del dissenso. Le quali voci ,non certo all’unisono, che non potevano essendo diverse, hanno descritto comunque efficacemente tutti gli aspetti di una area di “dissenso totale” a cui non si può,ma chi ci riuscirebbe?, tappar bocca. Le affermazioni sul Santo Padre,cara signora Rosi? sbagliate ed inopportune; d’altronde chi le ha dette se ne è assunta totale responsabilità, davanti ad una piazza per niente convinta. Rimangono, a tutt’oggi, nello spazio politico nazionale gli strascichi di tutte le polemiche politiche oppositive ; polemiche che nella Democrazia parlamentare, descritte dalla Costituzione, sono “sale” del nostro vivere quotidiano e nella Democratura, cui si ambisce approdare, diventano “monnezza” da incenerire. (LUIGI CERRITELLI)

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