mercoledì 23 luglio 2008

SARKOZY E L'UNIONE MEDITERRANEA

Appena eletto, il nuovo presidente francese Nikolas Sarkozy ha ripetuto il suo appello per le costituzione di una Unione Mediterranea da costruire con il concorso di tutti i popoli della Regione. “Voglio lanciareun appello a tutti i popoli del Mediterraneo e dir loro che tutto si gioca nel Mediterraneo; ” afferma Sarkozy ; “dobbiamo superare ogni odio per lasciare il posto ad un gran sogno di pace e di civilizzazione. In Italia, la costruzione dell'unità europea è il risultato di quella “passione nordista” di cui si son sempre colorati i governi che hanno governato. Uno scampanio pittoresco sul “dogma estremo” che l’unico modo per abbracciare donna Europa è quello di ripulirci, innanzitutto, dalla tentazione meridionale ponendoci nell’ambito degli “Europei del Nord” pur non avendone alcuna vocazione particolare. Tutto questo nonostante l’immagine complessiva del Mediterraneo abbia cambiato specchio visualizzante costruendosi una valenza identitaria allargata su tutta la linea di quel confine marino che non ha mai costituito frontiera prima che frontiera venisse imposta dal gruppo delle Potenze occidentali che si arrogano il diritto di governare ogni angolo del Mondo. L’ipotesi mediterranea tende a spezzare il bilinguismo fondamentalista di Est ed Ovest mediante un'identità multiversa che allena la mente alla complessità del mondo, alle identità basate da tempo dalla mescolanza storico-etnica già patrimonio giuridico e morale del mondo greco e romano; tuttavia essa fa fatica ad affermarsi con nettezza, costanza e coerenza. È questo il punto critico che il presente propone alla riflessione, dopo che Sarkozy ne ha riproposta idea portante ed ipotesi attuativa. Che il Mediterraneo non riguardi, ad esempio, solo la parte meridionale della nostra penisola ci sembra un dato di fatto inoppugnabile. L'Italia non può essere pensata nè fuori dalla sua geografia e dalla sua storia né fuori dalla sua funzione di luogo di mediazione tra est e ovest e sud e nord del Mediterraneo. O essa si mostra capace di farsi ponte d’appoggio oppure diventa vittima della deriva dei continenti; una “ghost ship” in balia di rotte decise altrove e con altre destinazioni. Il mare nostrum Mediterraneo non ha paura della molteplicità delle razze e dei colori, della pluralità dei modi di parlare o di pregare Dio. Tocca ad una nuova Europa evitare che il vecchio continente si arrocchi intorno ai giardini germanici, facendosi prendere dalla spirale delle paure. La creazione di una Unione Mediterranea che sia un ponte con l'Africa va al di là della tradizionale politica di accordi preferenziali tra Ue e Paesi nordafricani o dell'Africa a sud del Sahara. Si vedrà in concreto come questo disegno di cui si scorge solo una parvenza di linea programmatica verrà trasferito in iniziative diplomatiche. Esso intanto è una chiara dimostrazione di come la politica estera possa essere concepita diversamente dalle solite appendici di casa nostra.(LUIGI CERRITELLI)

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